L’Europa a due velocità

Due pesi e due misure. E’ proprio questo ciò che emerge dal comportamento dell’Unione Europea in questa alba di terzo millennio. Da una parte l’evocazione dei provvedimenti sanzionatori invocati a più voci verso i paesi più “spendaccioni” e con maggiori difficoltà sui conti pubblici e dall’altra una maggiore liberalizzazione delle procedure per favorire una più celere circolazione delle merci con la conseguente ulteriore apertura verso i mercati internazionali globalizzati.
Prima le merci ed i mercati
La stagnazione e la deflazione prodotta dalla crisi economica in corso provoca una caduta della domanda insostenibile.
Quindi è ovvio che l’apertura ai mercati extra UE sia un tentativo di arginare tale crisi di circolazione delle merci e del denaro, condizione essenziale per la sopravvivenza del capitalismo stesso.
Il primo maggio di quest’anno è entrato in vigore il nuovo Regolamento dell’Unione Doganale Europea, una sorta di testo unico sugli scambi extracomunitari dei beni che “semplifica”, liberalizza e promuove attraverso l’uso massivo della tecnologia applicata ai controlli su quantità e qualità dei beni, una velocizzazione delle procedure di sdoganamento delle merci.
Si tratta di una vera rivoluzione culturale per il settore e per gli uffici periferici della Pubblica Amministrazione doganale italiana che fino ad oggi esercitavano controlli attraverso interventi “umani”, non sempre assistiti dai Sistemi informatizzati, mentre si trovano a seguire controlli centralizzati ed ottimizzati impartiti da un sistema informativo considerato centro di eccellenza in Europa.
Dagli operatori economici, che potrebbero non aver ancora ben compreso la portata dell’evento, non arrivano segnali entusiastici perché è radicata ancora l’idea che fare le cose “come una volta” sia più “professionale” e “preciso”. Un sintomo di arretratezza culturale?
Poi le persone
Un altro aspetto da non sottovalutare è quello occupazionale: molte aziende del settore logistico hanno tra i propri addetti, fattorini ed addetti alla presentazione delle pratiche presso gli uffici doganali, che svolgono attività sopperite oggi dalla tecnologia. Queste persone pur avendo negli anni acquisito competenze specifiche, si trovano oggi classificati quali “esuberi” e quindi rischiano il posto, perché l’imprenditore italico ha tra i suoi crucci il costo del personale. Siamo in crisi? Dobbiamo risparmiare? Tagliamo quindi gli addetti che non servono…Hanno competenza specifica? Non importa…
Per marcare ancor più il divario di considerazione, alle persone in movimento da e per l’Unione Europea, vengono applicati controlli più stringenti delle merci. Qui lo status di profugo e/o rifugiato o semplicemente cittadino del mondo che fugge da situazioni insostenibili viene radiografato, perseguito, espulso, sequestrato da controlli “umani” e “stoccato” in depositi al di sopra della capienza consentita e senza norme di convivenza.
Facilitare la fruizione dei beni ed il loro libero scambio e contrastare la libera circolazione delle persone è una contraddizione troppo evidente. Anche perché queste persone che cercano una seppur minima serenità qui in Europa e che si sacrificano ad intraprendere viaggi assurdi sfidando la morte come unica salvezza, apertamente vengono additate per mere questioni elettorali come assalitori della nostra serenità e della nostra prosperità, mentre segretamente vengono reclutati come schiavi del terzo millennio nelle campagne e nelle fabbriche con salari da fame e senza diritti essenziali.
E’ antropologicamente e biologicamente naturale cercare il benessere e la felicità. Come ogni altra specie anche l’uomo cerca la sopravvivenza e non cesserà mai di spostarsi da nord a su da est ad ovest fino a trovare un luogo adatto ove vivere un po meglio di dove non riesce più.
Mettiamoci il cuore in pace e affrontiamo le nuove situazioni come risorse e non come problemi da eliminare o da nascondere.
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